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giovedì 1 gennaio 2009

mercoledì 31 dicembre 2008

Poche ore al 2009: bilancio di un altro anno che se ne va


Anche questo "funesto anno bisesto" è arrivato al termine: manca ormai una manciata di ore alla fine del 2008, anno per certi aspetti rivoluzionario, sicuramente intenso e travagliato. Tanti gli eventi che entreranno nei libri di storia, ancor di più quelli che ci hanno colpito, commosso e accompagnato in questi 366 giorni.

In dodici mesi, l'Italia ha dovuto gestire l'indignazione e la rabbia per i cumuli di rifiuti dati alle fiamme lungo le strade di Napoli, ha affrontato una crisi di governo che, dopo aver portato alle elezioni anticipate, ha visto la vittoria del centro-destra e il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena politica. Scioperi e manifestazioni hanno invece accompagnato il caso Alitalia e la riforma Gelmini. Nel mondo, se da una parte le Olimpiadi di Pechino sono state segnate dalle polemiche sui diritti umani, dall'altra gli Stati Uniti hanno eletto, con una svolta epocale, il loro primo presidente afroamericano. Ma è la crisi finanziaria ad avere interessato e preoccupato maggiormente l'intera popolazione mondiale negli ultimi mesi.

Quest'anno bisesto ha però deciso di rimanere funesto sino alla fine: da alcuni giorni continuano i violenti bombardamenti di Israele sulla striscia di Gaza. Tra le centinaia di vittime, numerosi i bambini. In tanti questa notte festeggeranno secondo tradizione: il mio pensiero va a chi, invece, anche questa sera, non festeggerà.

sabato 29 novembre 2008

2008, generazione senza avi


Alcuni mesi fa, ferma a un semaforo, rimasi colpita da una bambina che, anzichè guardare il mondo in corsa fuori dal finestrino, fissava i cartoni animati sullo schermo LCD "incastrato" nel poggiatesta del sedile del padre. Per lei era normale, per me poco educativo.
Oggi, nonostante continui a pensare che sarebbe stato meglio se in quel momento i genitori le avessero insegnato a guardare il mondo, lasciando i cartoni all'interno delle mura domestiche, mi rendo conto che il tutto andava ben oltre.
Troppo piccola per poter far parte della "vera" generazione dei nati digitali cresciuti senza avi, quella bambina apparterrà sicuramente un domani a quella degli screenagers descritti dal professor Paolo Ferri alla conferenza tenutasi ieri all'Accademia dei Lincei a Roma.
Il convegno, che ha avuto come titolo guida "Nati digitali. Tendenze di una generazione senza avi", ha presentato luminari del calibro di Michael Wesh e Derrick de Kerchove che, insieme ad altri esperti di comunicazione e nuove tecnologie, hanno cercato di svelare la realtà dei quindicenni di oggi.
I nati digitali, teenager dei nostri giorni, vengono descritti da de Kerchove come "multitasking, transculturali, globali e aggreganti virtualmente". Il massmediologo canadese, sottolinea anche una evidente differenza neurologica tra chi utilizza Internet e chi no. Lo stesso Paolo Liguori, direttore del Tgcom e docente di editoria multimediale, parla di una generazione rivolta più alla tecnologia che ai contenuti. Ci troviamo di fronte a nuove forme di comunicazione e interazione, dove spetta ai media il compito di veicolare le relazioni umane.
Noi "immigrati digitali" non possiamo non riconoscere il nostro essere indietro rispetto ai "nativi": se il ventenne è cresciuto parallelamente al computer, evolvendosi in contemporanea e pronto a imparare quanto di nuovo gli venisse offerto, il quindicenne è stato invece educato dallo stesso pc, parente acquisito di una famiglia senza avi.

[Altri video sul convegno - on demand]

sabato 22 novembre 2008

Addio a Sandro Curzi, voce della sinistra



Si è spenta la voce della sinistra italiana: Sandro Curzi è morto questa mattina a Roma dopo una lunga malattia. Aveva 78 anni e attualmente era consigliere d'amministrazione della Rai.


Politico, comunista, antifascista, ma soprattutto abile giornalista: inizia a collaborare ancora giovanissimo con il gruppo partigiano romano e, ottenuta la tessera del Pci nonostante la minore età, rimane fedele al suo credo politico fino alla fine, con un impegno portato avanti soprattutto all'interno dei media: militante prima del Pc, poi di rifondazione, lo si ricorda anche come storico direttore del Tg3 alla fine degli anni Ottanta, oltre che a capo dell'Unità e come vice di Paese Sera durante i fermenti del '68. Nel 1975 fa la sua comparsa in televisione, dove, prima come giornalista poi come dirigente, rimarrà fino alla fine.

Claudio Cappon, direttore generale della Rai, afferma in un comunicato stampa: "L'Italia perde un maestro di giornalismo, una voce critica, lucida, coerente. La Rai perde uno dei suoi protagonisti, un professionista che ha contribuito a fare la storia dell'Azienda che se oggi è ancora un punto di riferimento per gli italiani lo deve anche a lui".